IVA in Italia: una risposta a tutte le domande

Iva in Italia

L’argomento IVA porta con sé un sacco di dubbi: cos’è, come si applica… Qui tutte le risposte alle domande più richieste. 

Calcolare l’IVA non è facile. Quando si parla di materia fiscale e più nello specifico dell’IVA in Italia, sorgono infatti molti dubbi dovuti proprio alla difficoltà dell’argomento.

In questo articolo cerchiamo perciò di spiegare in maniera semplice cos’è l’IVA e tutte le operazioni e la terminologia relative all’imposta. Una guida utile e completa che prende spunto dalle domande più frequenti poste dai lettori.

Iva è l’acronimo di Imposta Valore Aggiunto, un contributo adottato nel 1968 e applicato sul valore aggiunto di ogni fase della produzione e dello scambio di beni e servizi.

L’Iva in Italia è stata introdotta il 1 gennaio 1973 a seguito del DPR n. 633/1972 e ha preso il posto della precedente IGE, Imposta generale sull’entrata. Il passaggio da Ige a Iva si è reso necessario per uniformare il sistema tributario nazionale a quello degli altri paesi della Comunità Europea. L’imposta infatti è stata adottata da tutti i paesi comunitari, seppur con considerevoli differenze fra le aliquote fissate dai diversi stati.

L’Iva grava sulla cessione di beni e servizi prodotti nell’esercizio di imprese, di arti e di professioni operanti sul territorio nazionale, incluse le importazioni e le transazioni intracomunitarie.

L’imposta deve perciò essere pagata da chi svolge lavoro autonomo in maniera stabile e continuativa, sia in qualità di persona fisica o società, per cessione di prodotti e prestazioni su territorio italiano. L’aliquota dunque viene pagata sia dalle partite Iva che dal consumatore finale.

L’aliquota Iva è la percentuale di applicazione dell’imposta relativa al prodotto o al servizio. L’aliquota ordinaria dell’imposta corrisponde al 22% della base imponibile. In alcuni casi particolari invece l’aliquota Iva è ridotta al 4% o al 10%:

  • Iva 4%: aliquota minima applicata su beni di primaria importanza (panetteria, generi alimentari e altri)
  • Iva 10%: aliquota agevolata applicata su beni e servizi del ramo turistico (alberghi, pizzeria, hotel, ristoranti ecc..) su alcuni prodotti alimentari e su lavori di recupero edilizio.
  • Iva 22%: aliquota ordinaria applicata su tutti i rimanenti prodotti e servizi su cui non sono previste aliquote ridotte.

Il calcolo dell’Iva è necessario per determinare, a partire dall’aliquota applicata alla base imponibile, il prezzo finale di un bene o un servizio. Il calcolo dell’imposta perciò viene effettuato partendo dal valore reale del prodotto (imponibile = esentasse) e dalla sua classe merceologica.

Supponendo un’aliquota al 22%, la formula per calcolare l’Iva è la seguente:

Iva = imponibile x 22 : 100

Una volta calcolata l’Iva, basterà aggiungere questo valore all’imponibile per determinare il prezzo finito:

Prezzo totale = imponibile + Iva

Se si acquista un prodotto che esentasse costa € 1000 e su cui grava un’aliquota del 22%, per conoscere il prezzo finale basterà eseguire il seguente calcolo:

Iva = 1000 x 22 : 100 = 220

Prezzo totale del bene 1000 + 220 = 1220

Se il prodotto, a seguito di lavorazioni aggiuntive, ha un valore di € 1200, il cliente finale pagherà al venditore la somma pari a 1200 x 22 : 100 = 264 (valore dell’iva) che sommato all’imponibile sarà uguale a € 1200 + € 264 = € 1464

Il commerciante a sua volta verserà all’erario € 44 ovvero la differenza tra l’Iva che il venditore ha ricevuto dal cliente meno quella già versata per l’acquisto del prodotto iniziale (264 – 220 = 44)

Imprese e lavoratori autonomi che presentano dichiarazione annuale Iva devono provvedere entro il 16 marzo al versamento dell’imposta dovuta a seguito della dichiarazione presentata.

I contribuenti mensili effettuano il versamento dell’eventuale Iva a debito entro il giorno 16 del mese successivo.

I contribuenti trimestrali invece versano l’imposta entro il 16 del secondo mese successivo a ciascuno dei primi tre trimestri solari (16 maggio, 20 agosto e 16 novembre).

Detrarre vuol dire ridurre direttamente un importo dal tributo da versare. Le detrazioni dunque riportano un beneficio fiscale sull’imposta da pagare, riducendone il valore.

Per esempio, L’impresa X salda all’impresa Y una fattura di vendita comprensiva di Iva. Contestualmente l’impresa X vende all’impresa Z il proprio prodotto includendo l’Iva. Alla scadenza prevista l’impresa X verserà all’erario soltanto la differenza del tributo (dunque il tributo sulla sola quota di valore aggiunto).

Alla fine del processo il consumatore è l’unico gravato dall’Iva senza alcuna possibilità di benefici, mentre gli operatori intermedi (aziende, partite iva etc..) sono soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto ma con possibilità di detrazione.

Per netto di iva si intende un valore/prezzo senza il calcolo dell’imposta sul valore aggiunto, il che equivale alla base imponibile.

Alcune operazioni sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto per ragioni di politica economica disciplinate dall’articolo 10 del DPR 633/1972.

In questa categoria rientrano:

  • Operazioni mediche
  • Prestazioni didattiche
  • La maggior parte delle locazioni di immobili ad uso abitativo

Le operazioni non imponibili Iva includono inoltre la vendita di beni e la fornitura di servizi nei rapporti con l’estero, nello specifico:

  • Esportazioni e operazioni assimilate
  • Servizi e scambi internazionali
  • Cessioni ai viaggiatori extracomunitari
  • Operazioni con San Marino e Città del Vaticano
  • Operazioni regolate da Trattati e accordi internazionali
  • Cessioni tra stati comunitari

Le persone fisiche residenti in Italia che intraprendono un’attività di impresa, un’arte o professione con ricavi non superiori a € 65.000 possono così usufruire del regime forfettario. Questa opzione prevede l’esonero di gran parte degli adempimenti Iva in Italia, inclusi l’addebito dell’imposta ai clienti e il conseguente versamento all’erario. Per essere più chiari, per accedere al regime forfettario è necessario che:

  • La persona fisica abbia conseguito ricavi o percepito compensi (riferiti all’anno precedente) non superiori a € 65.000.
  • La persona fisica abbia affrontato spese non superiori a € 20.000 lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e onorari a collaboratori.

Coloro che risiedono in un altro Stato dell’Unione Europea o aderente all’Area economica europea e provvedono ad assicurare un adeguato scambio di informazioni possono aderire al regime forfettario se la produzione di almeno il 75% del reddito complessivo avviene in Italia.

In caso di omessi o parziali versamenti Iva, sia periodici che annuali, si può richiedere la riduzione della sanzione per mezzo del ravvedimento operoso, prima però che l’Agenzia delle Entrate invii la comunicazione di irregolarità.

Oltre i 250.000 euro annuali, l’omesso versamento dell’Iva in Italia diventa sanzione penale: l’omissione del versamento Iva è regolata dall’articolo 10-ter D.Lgs. 74/2000, che sanziona con la reclusione da sei mesi a due anni tutti coloro che non versino, entro la scadenza prevista per il versamento dell’acconto riferito al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto calcolata in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a € 250.000 per ogni periodo d’imposta.

Conclusione

L’Iva in Italia dunque è la principale delle imposte indirette, ovvero quelle imposte che non agiscono sugli introiti prodotti sul momento da una persona, ma che colpiscono le somme spese per scambi e consumi.

L’imposta sul valore aggiunto rappresenta perciò una delle maggiori entrate tributarie per l’erario: il gettito dell’imposta da gennaio a ottobre 2020 è stato di 90.054 milioni di Euro, in calo del 12% rispetto all’anno precedente a causa della diminuzione dei consumi dovuto alle restrizioni imposte.

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